stefano racconta

Il modo migliore per raccontare una persona è lasciare che quella stessa persona si racconti, e così lasciamo a questo scritto, trovato dalla mamma Cristina dopo la scomparsa di Stefano, il compito di spiegarci chi era:

"Mi chiamo Stefano, ho 14 anni e sono nato il 15 gennaio del 1996.

Ho un fratello gemello di nome Alessandro.
Per me delle persone molto importanti sono la mia famiglia e poi ci sono molte altre persone come ad esempio il mio fisioterapista, il mio psicologo che mi aiutano in molte cose sia fisiche che mentali. Infatti non so come fare senza di loro perché mi rendo conto che sono meglio degli amici che purtroppo ho a scuola, perché loro sono in grado di capirmi al contrario di altri che conosco.

( novembre 2011 )

In questi mesi ho scoperto quanto sia brutto essere un emarginato, non poter essere accettato dagli altri, non poter parlare dei loro stessi argomenti come avere la possibilità di parlare di ragazze e non poter condividere le loro stesse passioni come il calcio a causa dei grossi problemi fisici che ho, che sono l'artrite e il fatto di essere cardiopatico. Quando io sono a scuola mi sento solo e l'unico posto Sicuro dove posso rifugiarmi sono i miei pensieri ed è anche per questo motivo che io sto bene solo con persone adulte e non sto bene con i miei coetanei perché loro mi considerano uno che non è capace di fare niente, anche se tutte le persone che mi stanno intorno dicono che non è vero, ma forse lo fanno solo per farmi contento, ma so che dalle loro gesta ed il loro grande cuore non è così.

Il mio fisioterapista e i miei genitori dopo tutto quello che fanno per me sono la

pova vivente che non è così perché conoscendoli allora non lo farebbero. Io però dai miei compagni non mi sento apprezzato e non so come dimostrarglielo.
E' vero che oggi viviamo in un mondo e in una società in cui se non sei come gli altri non vieni considerato e a me questa cosa non mi sta bene perché secondo me meritiamo tutti di essere accettati dagli altri ì; invidio molto i miei compagni perché loro possono fare tutto ma loro non lo sanno apprezzare e dicono .
E' vero, io avrò una famiglia fantastica, si è vero non mi manca nulla, nè l'affetto nè i giocattoli, proprio nulla, ma mi manca la cosa più importante che noi tutti abbiamo, eccetto me, la salute, ma la salute non si può comprare e infatti non ha prezzo ma questo i miei compagni non lo capiscono.
E questo mi dispiace molto perché questo vuol dire che se gli capitasse un malato non lo curerebbero come invece avrebbero fatto, forse lo capiranno solo quando saranno adulti e vaccinati; ma penso che per farglielo capire debbano provarlo sulla propria pelle, ma loro pensano solo alle ragazze ma nella vita non c'é solo quello e comunque io ho una teoria molto personale sul dolore umano che penso sia corretta: il dolore é vero che ti fa male quando ce l'hai in corpo ma credo che ti elevi molto spiritualmente e anche sotto l'aspetto morale perché ti aiuta a formarti e a capire cose che altri non potranno mai certamente capire. Forse lo capiranno solo quando anche a loro capiterà la stessa cosa e allora forse riusciranno a capirmi ma credo mai abbastanza anche se riuscissero a vivere l'esperienza che ho vissuto ma per questa mitica vita devo ringraziare solo una persona. Dio. Perché se lui non mi avesse dato questa possibilità io non sarei mai diventato così forte, come cervello, perché io credo che miglior orma del cervello per una persona umana non esista; anche perché credo che se anche un fisico é molto forte, se non c'é il cervello per comprendere l'importanza della vita e della persona, non valga.

Perché io spesso credo che Dio non conti nella vita di tutti i giorni e credo che devo ringraziare solo lui di ciò che ho ricevuto dalla vita. Si é vero, a me non é stata data la salute ma sono felice che lui non me l'abbia data, in cambio ho ricevuto un'altra cosa che può compensare la mia mancanza di salute: tutte le persone che mi stanno intorno, il mio papà, la mia mamma e mio fratello che mi danno la forza per andare avanti, le persone che per me hanno lasciato un segno nel mio vissuto, il mio grandissimo e valoroso professor Masi Massimo, il quale non si é mai arreso nel cercare una cura e un rimedio al mio instancabile dolore.

E anche grazie ai miei mitici chirurghi che mi hanno salvato la vita e con cui grazie a loro non sarei qui oggi a raccontare la mia vita e spero che questa storia vi piaccia. E' tutto vero ciò che sto scrivendo, là dentro sono tutti grandi e di una cosa di cui vado estremamente fiero é la cicatrice che porto sul petto; grazie a quel taglio mi sono salvato la vita e devo ringraziare mio padre e mia madre

per aver sempre creduto che ce la potessi fare, ma questa forza interiore e questo coraggio non é altro che una diretta conseguenza del dolore con cui vivo elogiamente, ma grazie alla mia forza di volontà riuscirò a superare tutti gli ostacoli che mi si presentano e che mi si sono presentati.
Una cosa che mi piacerebbe tanto raccontare ai miei figli, per mostrare loro che cosa si può provare soffrendo come un cane, che la sofferenza é all'inizio ma poi ti forma moltissimo e ti aiuta a capire ciò che certe persone non riusciranno mai a capire ma soltanto superficialmente. Alla base di tutto una cosa che mi piacerebbe tanto analizzare sarebbe il mio dolore e una domanda che mi sono sempre fattoé: perché

noi siamo stati scelti per soffrire? Ma credo di riuscire a rispondere a questa domanda che mi assilla in continuazione:
Noi siamo stati scelti per una missione, mostrare il male che esiste sulla terra in un corpo umano e il corpo che contiene questo dolore é costretto a soffrire per mostrare cosa Dio é in grado di fare.
Credo che se noi abbiamo questo dono vorrà dire qualcosa e quando moriremo, verremo considerati e mandati dove non soffriremo più e staremo tutti dove saremo costretti a star bene, ma c'é anche la possibilità che chi si è comportato male meriti di soffrire come non si é mai sofferto nella vita terrena.

Ho sempre avuto una mia teoria sia sul Paradiso che sull'Inferno. Ho sempre pensato che per arrivare in Paradiso dovessi volare ed essere vestito di bianco; ti troveresti davanti ad un cancello immenso e prima di entrarci dovresti superare dei veli bianchi. Poi ti troveresti davanti ad un cancello di ferro tutto bianco, con decorazioni a forma di cigno, e dopo averlo superato, arriveresti al cospetto di San Pietro seduto ad una scrivania bianca con sopra due telefoni di vecchio stampo di colore nero. Vedresti anche due porte con due numeri scritti in romano, 1 e 2.

Lo sfondo della targhetta sarebbe in oro, se fossi destinato ad andare in Paradiso San Pietro aprirebbe la porta 1 e ti troveresti davanti a Dio in un giradino seduto in mezzo a dei frutti; dopo aver avuto un colloquio con Dio ritorneresti a stare nella casetta dove albergava la tua vita prima che tu nascessi e sarebbe piena di ragnatele e dovresti pulirla.

Una cosa che mi ha insegnato molto, ed é stata molto istruttiva, é stata la gita al museo della scienza e della tecnica perché mostrava come gli antichi si ponessero il problema della vita."

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